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Celtiberi
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I mwdaCeltiberi erano popolazioni mwdqceltiche stanziate nell'antichità, a seguito di varie ondate migratorie, nella mwdgPenisola iberica. Dal nucleo originario, collocato nell'odierna mwdwSpagna centro-settentrionale, si estesero in seguito verso sud (nell'attuale mweaAndalusia) e verso occidente, lungo le coste mweqatlantiche della penisola (attuale mwegGalizia). Frazionati (come tutti i Celti) in numerose mwewtribù e sottomessi a mwfaRoma fin dal mwfqII secolo a.C. (mwfgGuerre celtibere), subirono un forte processo di assimilazione alla nuova cultura mwfwlatina, finendo per dissolversi come popolo autonomo già a partire dall'mwgaEtà augustea.
Contents
• Etnonimo
• Storia
• Società
• Lingua
• Note
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Etnonimo
Il termine "Celtiberi" compare in mwhaDiodoro Siculo, mwhqAppiano e mwhgMarziale, secondo i quali indicava un misto di mwhwCelti e mwiaIberi. Anche per mwiqStrabone il termine designava una mescolanza tra i due popoli, ma specificava che i Celti ne costituivano il gruppo dominante. La storiografia moderna, a parte alcune opinioni isolate come quella di mwigJohann Kaspar Zeuss, ritiene invece che i Celtiberi fossero in massima parte di origine celtica, e non il frutto di un meticciaggio fra le due etnie (pur ammettendo la possibilità di incroci). Oggi il termine è impiegato per designare, semplicemente, i Celti stanziati nella Penisola ibericacite-ref-1[1].
Storia
Le origini
Il nucleo centrale dell'insediamento celtiberico corrisponde a un'area dell'odierna mwlwSpagna centrale, a cavallo tra le regioni di mwmaCastiglia, mwmqAragona e mwmgLa Rioja e compresa tra il medio bacino dell'mwmwEbro e l'alto corso del mwnaTago (la mwnqMeseta)cite-ref-2[2]. La penetrazione in quest'area risale all'mwogVIII-mwowVI secolo a.C., anche se è possibile che alcune infiltrazioni proto-celtiche fossero avvenute anche in epoche precedenti, fin dal mwpaX secolo a.C.cite-ref-3[3] (mwqqcultura dei campi di urne). È possibile che, quando si insediarono nella Penisola iberica, i popoli provenienti dalla mwqgculla originaria dei mwqwCelti (l'area della mwraCultura di Hallstatt), includessero anche alcuni gruppi minoritari di mwrqgermanici; una volta superati i mwrgPirenei, inoltre, si mescolarono talvolta con le popolazioni autoctone preesistenti.
L'espansione nella Penisola iberica
In un secondo momento, i Celtiberi si espansero verso sud (nell'attuale mwugAndalusia) e verso nord-ovest, fino a toccare le coste atlantiche della penisola (mwuwGalizia). A indicare i confini esatti della penetrazione celtica nella Penisola iberica sono la mwvatoponomastica (caratteristici sono i prefissi mwvqseg- e i suffissi mwvg-samo e, soprattutto, mwvw-brigacite-ref-4[4]) e la diffusione del mwxacorpus delle iscrizioni in mwxqceltiberico, all'interno del quale spiccano i mwxgmwxwBronzi di Botorrita.
I principali nuclei urbani dei Celtiberi, strutturati secondo il tipico schema mwyqindoeuropeo della "mwygfortezza di collina", furono mwywNumanzia, Kalakoricos (l'odierna mwzaCalahorra, chiamata dai mwzqRomani Calagurris) e l'attuale mwzgCalatayud (Bilbilis per i latini).
La conquista romana
Nel II secolo a.C. i Celtiberi furono sottomessi da Roma attraverso una serie di campagne militari (le Guerre celtibere); la capitolazione fu segnata dalla caduta della loro ultima roccaforte, Numanzia, vinta nel 133 a.C. da Publio Cornelio Scipione Emiliano. A partire da quel momento i Celtiberi, come tutte le altre popolazioni della Penisola iberica, subirono un intenso processo di latinizzazione, dissolvendosi come popolo autonomo.
Società
La prima emigrazione di Celti, che ebbe luogo nel mwcgVI secolo a.C., portò con sé elementi della mwcwCultura di Hallstatt ma adottò, nel contempo, alcuni usi e costumi delle popolazioni autoctone della regione. Questa cultura era basata sulla mwdatransumanza stagionale di mwdqbestiame, sotto la protezione di un'élite guerriera, come accadeva anche in altre regioni mwdgeuropee.
A differenza delle popolazioni iberiche, i Celtiberi preferivano vivere in piccoli insediamenti rurali, villaggi fortificati che controllavano le più importanti vie di comunicazione e i pascoli. Tali insediamenti erano frequentemente indicati in mweaceltiberico con il suffisso "mweq-briga", derivato dalla diffusa mwegradice indoeuropea mwew*bhrgh: si tratta dello stesso tipo di insediamento chiamato dai mwfaGalli mwfqδοῦνον, mwfgdūnum o mwfw-dun e dai mwgalatini mwgqmwggoppidumcite-ref-5[5].
I Celtiberi mantennero una propria identità anche dopo la conquista romana, almeno fino all'mwiaEtà augustea.
Lingua
Il mwkqceltiberico è una delle mwkglingue celtiche continentali ed è caratterizzato da alcuni tratti singolarmente arcaici. Tale lingua, frammentata in numerose varietà mwkwdialettali, si differenziava quindi nettamente dalla lingua delle popolazioni mwlaiberiche della costa mwlqmediterranea, che si esprimevano in idiomi non mwlgindoeuropei. A cavallo fra il mwlwIV e il mwmaIII secolo a.C. anche i gruppi di mwmqlingua celtica che abitavano la futura mwmgHispania adottarono però un tipo di alfabeto sviluppato, attorno al mwmwV secolo a.C., dalle popolazioni iberiche (mwnaalfabeto iberico).
Note
cite-note-11. ↑ Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, p. 517.
cite-note-33. ↑ Villar, mwsgcit., p. 518.
cite-note-44. ↑ Ibidem.
cite-note-55. ↑ Villar, mwuqcit., p. 519.
Bibliografia
Fonti primarie
Letteratura storiografica
• Antonio Arribas, mwxaThe Iberians 1964.
• J. P. Mallory, mwxgIn Search of the Indo-Europeans (Thames & Hudson, 1989), ISBN 0-500-05052-X
• Alberto J. Lorrio and Gonzalo Ruiz Zapatero,, "The Celts in Iberia: An Overview" in mwyqmwyge-Keltoi mwyw6
• mwzqFrancisco Villar Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, 1997, Bologna, il Mulino, ISBN 88-15-05708-0.
Voci correlate
• mw0qLingua celtiberica
• mw0wStoria della Spagna
• mw1qLista di tribù celtiche
• mw1wSpagna
• mw2qSpagna preromana
Altri progetti
Altri progetti
• Wikimedia Commons
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Celtiberi
Collegamenti esterni
• citerefenciclopedia-italianaPietro Bosch, CELTIBERI, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
• citerefdizionario-di-storiaCELTIBERI, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itCeltibèri, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Celtiberian, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• es Celtiberia.net
• e-Celtoi: vol 6: Teresa Júdice Gamito, "I celti in Portogallo", su uwm.edu. URL consultato il 3 settembre 2006 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2009).
• Celtiberi, su barca.fsnet.co.uk. URL consultato il 3 settembre 2006 (archiviato dall'url originale l'11 febbraio 2006).
• Anichi eserciti in Spagna, su fanaticus.org. URL consultato il 10 giugno 2005 (archiviato dall'url originale il 9 luglio 2005).
• Jesus Rodriquez Ramos, Epigrafia iberica, su webpersonal.net. URL consultato il 27 dicembre 2008 (archiviato dall'url originale il 27 dicembre 2008).
• Botorrita 1 trascrizione, su univie.ac.at. URL consultato il 29 aprile 2005 (archiviato dall'url originale il 29 aprile 2005).
• Martín Almagro-Gorbea and Alberto J. Lorrio, "Guerra e società nel mondo celtibero" in e-Keltoi Volume 6: 73-112
• "La città celtibera e romana di Tiernes", su archaeospain.com. URL consultato il 12 gennaio 2005 (archiviato dall'url originale il 12 gennaio 2005).
• James Grout: La guerra celtibera, parte dell'Enciclopedia romana, su penelope.uchicago.edu.
• Mappa dei popoli dell'Iberia pre-romana attorno al 200 a.C., su arqueotavira.com. URL consultato l'11 giugno 2004 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2004).